A Renzi ora servono i calzoni lunghi

Fare il segretario del Partito democratico non è un grande affare, e Guglielmo Epifani, se davvero oggi sarà eletto successore di Bersani, sicuramente lo sa. La sorte toccata ai due che sono stati eletti a questa carica, Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani, insegna. Dario Franceschini, che è stato nominato dall’assemblea, non ha ottenuto risultati migliori, ma almeno ha ottenuto uno straccio di ministero. E’ comprensibile, ma solo dal punto di vista ristretto di una prospettiva di carriera personale, che chi si prefigge elevati obiettivi politici e di potere cerchi di evitare oggi la carica apicale di un partito in evidente stato confusionale.
4 AGO 20
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Fare il segretario del Partito democratico non è un grande affare, e Guglielmo Epifani, se davvero oggi sarà eletto successore di Bersani, sicuramente lo sa. La sorte toccata ai due che sono stati eletti a questa carica, Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani, insegna. Dario Franceschini, che è stato nominato dall’assemblea, non ha ottenuto risultati migliori, ma almeno ha ottenuto uno straccio di ministero. E’ comprensibile, ma solo dal punto di vista ristretto di una prospettiva di carriera personale, che chi si prefigge elevati obiettivi politici e di potere cerchi di evitare oggi la carica apicale di un partito in evidente stato confusionale. Però chi fa questi calcoli, a cominciare da Matteo Renzi (ma lo stesso argomento vale anche per Fabrizio Barca o per Gianni Cuperlo o per chiunque pensi di entrare incampo in una fase successiva e più favorevole) non si rende conto del pericolo di sostanziale dissoluzione di un partito che non sappia dare immediatamente le risposte di governo che servono al Paese e quelle di prospettiva richieste dalla tuttora vasta “base” elettorale, che non è affatto rappresentata dalle minoranze urlanti.
La condizione del Pd, che non ha saputo interpretare in modo razionale il verdetto elettorale e ha finito col farsi imporre dal Quirinale quel che era ovvio fin dall’inizio, è difficile ma non disperata. Ha una funzione di governo da esercitare, un programma di riforme istituzionali da realizzare, una prospettiva di raccordi internazionali favorevole in una sinistra europea più legata a quella americana. Ci sono proteste, tensioni, ribellioni interne alle quali si può rispondere solo con la politica, con una buona politica costruttiva in una fase in cui l’agitazione distruttiva comincia a mostrare la corda. Renzi ha la forza politica e l’attendibilità per gestire questa fase complessa, segnando un ricambio di stile e di generazione, ma mantenendo i piedi saldamente sul terreno della politica. Quello che non si capisce ancora è se ha il carattere, la maturità e il disinteresse necessari per affrontare questa prova, hic et nunc.
L’attesa di tempi migliori, che non è sicuro che arrivino, la tattica del rinvio, il gioco del cerino da lasciare in mano agli avversari, sono strumenti normali della battaglia politica, non vanno demonizzati, ma sono del tutto inadatti ad affrontare la fase attuale, in cui si richiede coraggio e decisione. L’elettorato, non solo democratico, è confuso e spesso arrabbiato, ma anche ansioso di ottenere qualche risposta, qualche rassicurazione, qualche indicazione da seguire. Renzi potrebbe dare queste risposte, ma per farlo dovrebbe mettersi i calzoni lunghi della maturità politica.